Prati di Caprara

Automobilismo in Piazza Otto Agosto

Circuito di Bologna

Celebri beniamini

Salone del Podesta' - Ginnastica

Bologna 1924/25

Il Comitato, Olimpico per definizione, provinciale di Bologna, di rappresentanza Nazionale in Italia, C.O.N.I., richiama in tutta evidenza l'antichità classica greca: Olimpia rimarrà infatti per l'eternità il luogo storicamente primigenio di quel fenomeno sociale oggi definito 'sport'.

Poco meno di duemilaottocento anni orsono la cittadina peloponnesiaca divenne luogo di religioso congresso di attività ludiche, quadriennali, a partire dal 776 a.C.: ventidue o ventitre anni prima della fondazione di Roma.

Lo spazio rituale delle Olimpiadi era ubicato presso il santuario di Zeus, il più prestigioso degli Dei, sposo a Mnemosine o Memoria.

Zeus e Mnemosine ebbero nove figlie, preposte secondo la tradizione mitologica alle varie funzioni espressive del sistema umano: Clio per la Storia, Calliope per la Poesia, Euterpe per la Musica, Tersicore per la Danza e così via.

Il luogo sacro loro dedicato venne perciò chiamato museo.


Perché l'espressione visiva o 'logotipo' dell'arco a tutto sesto?

Il motivo architettonico della città di Bologna è il portico.
Da oltre 800 anni questi percorsi coperti congiungono il centro storico alle aree periferiche, propaggini per l'interazione fra città e territorio, ramificatosi nel tempo oltre le tre storiche cinte murarie: la romana, in selenite o gesso, quella del Mille poi, in mattoni, o 'cerchia dei torresotti', e l'ultima della seconda metà del secolo XIV. Al di là della quale nel 1860 il limite tra città e campagna aperta venne configurato dal gran cerchio fortificato del cosidetto Campo Trincerato, eretto dal Generale Manfredi Fanti con effetto deterrente sulle intenzioni aggressive di austriaci e francesi.

Un complesso di lunghe strutture porticate caratterizzarono quindi, dapprima a Est e successivamente ad Ovest il territorio urbano e suburbano: dal 1619 al 1631 i 167 archi per 650 ml degli Alemanni e tra il 1665 ed il 1667 quelli "dell'Opera dei Mendicanti" o del Ricovero; dal 1674 al 1774, in un periodo di tempo di giusti cent'anni vennero realizzati i tre bracci di portico dell'Arco Bonaccorsi, che fronteggia la Porta Saragozza, all'Arco Ponte del Meloncello, e dal Meloncello a San Luca prima ed alla Certosa poi: 666 archi per giungere dopo 3,5 chilometri al Santuario da Porta Saragozza, e 170 archi discendenti e 'dritti come fucilate' del Meloncello alla Certosa.

Complessivamente Bologna vanta più di quaranta chilometri di edificata lunghezza porticata: una 'Maratona' di archi a tutto sesto.

Il bimestrale della provincia di Bologna, titolato significativamente 'Portici', oramai da oltre un triennio, aderisce all'iniziativa promossa dal Centro Unesco per il riconoscimento dei portici come patrimonio universale, con la rubrica affidata a Marta Forlai 'Portici per i portici'.

Giancarlo Bernabei, Guido Mascagni, Eugenio Riccomini, Paola Rubbi e Andrea Santucci con i loro studi sostengono tale intento.

Sono oltre 100 i luoghi storicamente deputati allo sport bolognese identificati dalla nostra ricerca, in adicenza, ubicazione o connessione all'elemento portico.

Nell'antico Egitto, in Grecia e a Roma, il peristillo definiva un cortile circondato da portici e colonne.

Nel cortile, generalmente in terra battuta o sabbioso, era lo spazio destinato alla lotta o 'palestra'.

Il porticato consentiva gli esercizi ginnici (a corpo nudo) o destinati alla conoscenza, 'filosofici', al riparo dalle intemperie (pioggia o sole ardente) definito quindi 'ginnasio' estendendo il concetto di 'scuola' alla duplice attività fisica e mentale.

Lo Stoà (portico) diede luogo a una dottrina filosofica detta 'stoica'. E Stoici ne furono gli adepti.

A tutt'oggi storici dell'architettura ed archeologi, per l'impossibilità di approfondire materialmente -mediante scavi- o figuratamente, la presenza nella Bologna antica della strutture, anch'esse a tutto sesto, dell'Anfiteatro e del Teatro romani, non hanno potuto compiutamente rappresentarci, per testimonianze oggettive, il passato ludico-sportivo degli abitanti Bonomia.

L'opera e conseguentemente gli studi di Jacoòpo Ortalli attengono più che altro al Teatro, messo in luce nel 1986 nella zona tra Via Carbonesi e Piazza de' Celestini.

Per l'Arena o Anfiteatro, in cui la tradizione vuole che sia avvenuto il martirio dei Santi Vitale ed Agricola, non abbiamo tracce se non legate all'antica toponomastica, che localizza la struttura tra Via delle Campane ed il torresotto di San Vitale.

Per certo sappiamo che il massimo impianto sportivo bolognese, datato 1926, allora Littoriale, oggi Stadio "Renato Dall'Ara", venne volutamente edificato secondo il modulo dei grandi edifici della romanità imperiale, a grandi arcate a tutto sesto, come a tutto sesto sono i portici adiacenti e inglobati dal Campo Polisportivo del Fascio di Bologna, retto da Leandro Arpinati (1892-1945).

Sacro e profano coabitano nelle strutture porticate della nostra città: le 'vie sacre', separati i pedoni dai veicoli, connettono le chiese ai 'templi' sportivi.

La più celebre e conosciuta di queste 'Sacre vie' a protezione dei devoti e dei pellegrini, da oltre ottant'anni è per-corsa da aspiranti ad "ascensioni" più fisiche che spirituali, alla ricerca comunque di un equilibrio interiore che possa trasparire anche esternamente.

Ottobre 2003
Giorgio Bernardi
Curatore della Sezione Storica del Centro Studi del CONI Comitato Provinciale di Bologna.


.: inizia la visita :.